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DECRETO LAVORO
Il D.l. n.62 del 30 aprile 2026, c.d. “Decreto Primo Maggio”, si pone l’obiettivo di creare un mercato del lavoro più trasparente e tutelato. Accanto agli incentivi all’occupazione, per la prima volta, il decreto definisce normativamente il concetto di salario giusto, ancorandolo alla contrattazione collettiva più rappresentativa. In parallelo, il decreto recepisce le spinte della Direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva cristallizzando i principi di trasparenza delle retribuzioni e diritto di accesso ai dati retributivi.
ART. 7 – IL SALARIO GIUSTO: IL CCNL LEADER.
Il cuore del decreto è l’articolo 7 che codifica per la prima volta in modo esplicito il concetto di “salario giusto” ai sensi dell’art. 36 della Costituzione italiana. Il decreto definisce il salario giusto come il Trattamento Economico Complessivo (TEC) fissato dai CCNL stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, individuati in base al settore, all’attività prevalente e alla dimensione del datore di lavoro. Questa scelta non è casuale: la giurisprudenza (Cass. Civ., Sez. L, n. 27711/2023) ha da tempo riconosciuto ai CCNL stipulati dalle organizzazioni più rappresentative una presunzione relativa di conformità ai principi di proporzionalità e sufficienza della retribuzione.
CONTRASTO AL DUMPING CONTRATTUALE.
Una delle novità più significative è l’introduzione di un meccanismo di estensione indiretta dei minimi tabellari. I CCNL sottoscritti da organizzazioni non comparativamente più rappresentative NON possono garantire trattamenti economici inferiori a quelli del contratto “leader” del settore. In questo modo si costruisce una base salariale, senza intaccare la libertà sindacale.
Per i settori privi di contrattazione, il riferimento è il CCNL del comparto più affine.
ATTENZIONE: l’accesso agli incentivi occupazionali (Bonus Donne, Giovani e ZES) è condizionato al rispetto di questi minimi. Chi applica contratti “pirata” perde i benefici.
ART. 8 – MONITORAGGIO RETRIBUTIVO E DIRETTIVA UE 2023/970.
L’art. 8 istituisce un sistema integrato di monitoraggio e trasparenza retributiva, in attuazione della Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza delle retribuzioni. ISTAT, CNEL, INAPP e Ispettorato del Lavoro sono chiamati a collaborare per raccogliere dati retributivi disaggregati per genere, età, disabilità e settore, elaborare indicatori periodici di copertura contrattuale e costruire indici correttivi sulla produttività e il costo del lavoro.
L’infrastruttura dati creata dall’art. 8 è la risposta italiana alla Direttiva UE 2023/970 che obbliga le aziende con oltre 100 dipendenti a rendicontare periodicamente le proprie politiche salariali disaggregate per genere.
ART. 9 – ARCHIVIO NAZIONALE DEI CCNL.
L’articolo 9 potenzia il ruolo del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) come osservatorio retributivo nazionale. Vengono introdotte due novità operative fondamentali:
- rapporto nazionale annuale sulle retribuzioni: la Commissione dell’informazione del CNEL elaborerà con cadenza almeno annuale un rapporto articolato per settori economici omogenei, contenente l’analisi dei livelli retributivi applicati, i dati di copertura contrattuale e la valutazione degli effetti delle politiche di sostegno alla contrattazione collettiva.
- archivio nazionale dei contratti collettivi aggiornato: il CNEL provvederà all’istituzione di un archivio amministrativo contenente i contratti collettivi aziendali e territoriali, estraendo da ciascuno il trattamento economico complessivo in esso contenuto.
Il “Decreto Primo Maggio” si configura come un provvedimento ambizioso e sistemico, che sposta il baricentro dalla tutela giurisdizionale al controllo amministrativo preventivo.
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